PATTI SMITH SOGLIANO SUL RUBICONE 8 LUGLIO 2009
Patti Smith sale sul palco di Piazza Matteotti a Sogliano nel solito look androgino-chic, finto trasandato da maudit intellettuale, lei americana figlia dei turbolenti anni settanta ma folgorata dall’arte italiana e dall’esistenzialismo francese e dedica il primo brano a Michael Jackson. Poetessa laica e visionaria sublime, giacca nera con fiocco rosso di Ann Demelemeusteer e jeans dentro gli stivali marroni, scalda l’appassionata platea del borgo romagnolo col suo cantato sofferto, a volte recitato fino alla trascendenza, col dardeggio della chitarra acustica di Lenny Kaye fido compare dai tempi del Patti Smith Group. E sorprende come un set acustico coinvolga a tal punto, col piglio rock’n'roll quasi ci fossero batteria e basso a dettare il tempo, quando invece è solo LA VOCE, imperfetta ancorchè terribilmente assonante, che ha ispirato generazioni di rocker, Michel Stipe docet. Con Birdland e In My Bleaken Years il suo canto dolente si arrampica sino al cielo stellato romagnolo e in una grande versione di Dancing Barefoot scende in platea a stringere le mani di tutti, quasi a sancire il patto di fuoco stabilito col pubblico italiano negli storici concerti di Firenze e Bologna del 1979. Poi c’è Beacuse The Night, che il Boss le ha regalato e che ormai le appartiene e il bis con Gloria scandito con rabbia proprio come nel 1977 G-L-O-R-I-A…. E ci ricorda il suo eterno slogan Jesus Died For Somebody’s Else Sin But Mine, ovvero bene le convenzioni ma non incatenatemi, lasciate volare la mia arte, lasciatemi cantare la poesia che dal basso può raggiungere le altezze.