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febbraio 28, 2010 by
giofashion

Quale piacevole, fresca e profumata aria si respira alla fashion week milanese fall-winter 2011. Un ritorno alla concretezza, pochi svolazzi improbabili, buyer finalmente sorridenti, insomma un clima, era ora, ” down to earth “, che avvolge il nevrotico e umorale mondo della moda. Che facciano bene le bordate che arrivano da oltre Oceano? A proposito la signora Wintour è arrivata, circondata da bodyguards, con un giorno di anticipo, per non perdersi Prada e Fendi.
Miuccia Prada è tornata ai suoi rassicuranti anni novanta, accantonando le ultime sperimentazioni che avevano portato la maison sulla luna e lavorando in modo accanito sulle forme architettoniche del seno, mentre Frida Giannini da Gucci teorizza ora un ” lusso rilassato ” svelando solo pochi lembi di pelle, qui il fianco e lì la spalla.
Re Giorgio ci accoglie con la mostra di Richard Hambleton, ultimo guru della Street Art newyorchese, e poi delizia la platea del Teatro scoprendo le gambe e alzando i tacchi a spillo e rinfrescando la palette dei colori col verde zafferano e il rosso corallo.


Giovedì sera la gioventù sbarazzina e maliziosa di Cheap And Chic ha sfilato alla Maison Moschino, l’albergo milanese che Aeffe ha inaugurato con un party tra moda, cibo e musica. Insieme a Lapo Elkann, Asia Argento e Filippa Lagerback abbiamo assaggiato i piatti di Moreno Cedroni che curerà Il Clandestino, ristorante dell’albergo, curiosato tra le stanze a tema e la hall, così minimalmente Moschino.
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aprile 26, 2009 by
giofashion
Milano caput mundi. Come nemmeno la fashion week può, il Salone Del Mobile proietta la città sul trono internazionale, in un crossover tra fashion e design, eventi e presentazioni ad ogni angolo, aperitivi e ristoranti assediati. Insomma, Milano at his best. Che, finalmente, trova lo slancio per allargare i confini ( NY e Londra docet ), abbandonare il famigerato “quadrilatero” e conquistare le zone periferiche. Così il quartiere tra Via Solari, Via Tortona e Via Savona, peraltro già colonizzato dalle case di moda, diventa ZONA TORTONA. Un pò come dire Brick Lane a Londra o il Meatpacking District a NY, ed è davvero piacevole entrare nei cortili delle case a ringhiera in Via Savona e scoprire librerie di design accanto alle vecchie botteghe che aggiustano tapparelle.Le strette strade sono chiuse al traffico e si passeggia in una babele di lingue mentre i residenti della vecchia Milano assistono divertiti.
Nel frattempo in centro si svolge la parte istituzionale del Fuorisalone, la maison Versace offre un cocktail nel suo Teatro in Piazza Vetra, la signora Donatella fasciata in un tubino bianco zippato così anni ottanta.
E via di corsa, per la gioia dei tassisti, a Brera e poi in Piazza Tricolore, all’Isola e in Via Durini….Approfittando dei venti e più gradi la palma del miglior aperitivo passa da Armani Nobu al magnifico giardino del Bulgari Hotel, salvo poi fare ritorno da Armani Privè per la soireè.
Un grazie a Paola Benegas per la fantastica festa di compleanno di giovedì sera al Tombon De San Marc. Visti Fabrizio e Belen, Edoardo Costa, Marco Borriello, Fabrizio Moretti e le più belle donne di Milano.
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aprile 06, 2009 by
giofashion
Non riesco a farne a meno. Da quando frequento la Ville Lumiere, vent’anni o giù di lì, per la moda o in gita turistica, in fuga romantica o in pellegrinaggio sulla tomba di Jim Morrison al Père Lachaise, la prima tappa è sempre Place Du Saint-Germain Des Pres. Un caffè e un millefeuille al Deux Magots o al Cafè Flore per respirare a pieni polmoni l’aria bohemiene e la melanconia imparata dai versi di Boris Vian e dalle canzoni di Brel e Brassens. L’unico luogo della città dove non sento l’astio e la prosopopea della ” grandeur “.
Da lì, attraverso la Rue Des Saints Péres, raggiungo il lungosenna e arrivo all’Hotel Du Quai Voltaire, affacciato sul Louvre ( Grazie Giulia per avermelo fatto scoprire ).



Il tempo di lasciare il trolley e via in metropolitana a scoprire i due nuovi concept store inaugurati in questi giorni prima che arrivino tutti quelli che ora affollano Colette.
Il primo si chiama Merci ed è la stravaganza della coppia ex proprietaria del marchio per bimbi Bonpoint.



Si entra da un negozio di fiori per raggiungere due piani divisi in collezioni vintage, oggetti di arredamento, libreria dell’usato e piccolo caffè.Dal Marais direzione Rue Du Louvre per andare a trovare Hotel Particulier
che, rispetto a Merci, fugge dal low profile e dalle atmosfere d’antan, si tuffa nel design a dispetto dell’ingresso che sfugge ad una prima occhiata. Bello, ma potrebbe essere a Tokyo come a Milano.


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aprile 06, 2009 by
giofashion
In una Manhattan dal clima sorprendentemente primaverile, sferzata solo un giorno da pioggia e nevischio, si e’ svolta la fashion week più politicamente corretta e morigerata a nostra memoria. Ovvio, come negare che l’assenza dei megaparties ( vedi Marc Jacobs e Calvin Klein ) dell’edizione di settembre abbia lasciato l’amaro in bocca a presenzialisti e parvenu. Ma il grande gelo, metaforico se non climatico, che avvolge l’America della new-era Obamiana ce li fa sentire più vicini, con la voglia di correre insieme a loro verso la rinascita. Perchè questa è stata un edizione all’insegna del Made In Italy. Avremmo dovuto sospettarlo viaggiando da Malpensa insieme ad Alberta Ferretti e Carla Sozzani, ne abbiamo avuto la conferma all’inaugurazione dello store Diesel più grande al mondo e, soprattutto, Armani 5th Avenue di Re Giorgio, pimpante al solito, e prodigo al concedersi alle brame di stampa e celebrities stelle e strisce.
Tra le migliori performances in passerella hanno impressionato il neo-grunge di Marc Jacobs, le robot futuriste di Rodarte, il tweed moderno di Proenza Schouler, l’ambientazione intima di Tuleh tra i tappeti di Sam Roubini ( grazie Marco Cattoretti ) e gli allegri colori di un Matthew Williamson in grande ascesa, che dopo la sfilata ha presenziato all’inaugurazione dello store nell’emergente Meatpacking District e ci ha poi ospitato al Cain fino alle ore piccole.
Yellow cabs scaricavano buyers e giornalisti al Meatpacking, tra Jeffrey’s e lo store Apple, tra un lunch da Pastis e il dinner da Scarpetta ( visto Giorgio Armani and friends ) e quindi la nostra location allo Standard è stata, come previsto, perfetta. Costruito sulla High Line, la ferrovia sopraelevata prima dismessa e ora riconvertita a parco pubblico, regala una vista impareggiabile sul fiume Hudson fino al New Jersey e Statua della Libertà. 


Dal Meatpacking solo qualche blocco a piedi per raggiungere Chelsea e scovare la minuscola 532 Gallery ( enough of Metropolitan and MoMa!!!!)per vedere Great Americans di Jac Abshalom Lahav.
Personaggi contemporanei e storici stilizzati e trasformati come modelle da passerella.
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