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	<title>Commenti per Giofashion blog</title>
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	<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 04:40:51 +0000</pubDate>
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		<title>Commenti su JACKSON BROWNE BOLOGNA 11/05/09 di raffaello spiti</title>
		<link>http://www.giofashion.it/2009/05/12/jackson-browne-bologna-110509/comment-page-1/#comment-25</link>
		<dc:creator>raffaello spiti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2009 19:15:38 +0000</pubDate>
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		<description>Non conoscevo Jackson Browne quando avevo l’età di mio figlio o almeno conoscevo soltanto “Stay”, la sua canzone di maggior successo popolare negli anni della mia adolescenza.
La “sorpresa” delle melodie dell’autore californiano mi è arrivata solo da pochi anni e precisamente in una sera di Novembre del 2001 mentre stavo guidando di ritorno da Bologna dove ero stato per curare un grave malanno. Quella sera per radio passavano “Late for the Sky” e la sera dopo, dato che in quel periodo avevo molto tempo libero, avevo già ascoltato quasi tutta la discografia di Jackson.
La cosa straordinaria è stato l’impatto immediato che questa musica ha avuto su mio figlio Alessandro. Quando io ero adolescente e mio padre ascoltava Charles Aznavour, io mi rifugiavo nei Pink Floyd. Adesso mio figlio si rifiuta giustamente di ascoltare i Tokio Hotel e si rifugia nella musica della West Coast degli anni '70.
Non esiste altra dimensione negli ultimi trent’anni che abbia subito un arresto temporale ed emozionale simile a quello del periodo d’oro della musica pop. Quella musica è stata un incanto, e come in ogni incantesimo che si rispetti il tempo si è fermato lì, in attesa di qualcosa di migliore che forse non arriverà mai.
In effetti le canzoni di Jackson sono incantesimi nel vero senso del termine: “In-Cànere” è il termine latino che significa “in-cantare”(cantare “dentro”, cantare all’anima) e allo stesso tempo “fare magie” (gli indovini e i fattucchieri si servivano del canto per guadagnarsi l’anima di qualcuno).
Al teatro Manzoni di Bologna Browne ed i suoi straordinari musicisti hanno davvero cantato alla nostra anima e noi, sospesi in una dimensione dove il tempo sembrava non seguire più le leggi della natura, abbiamo assistito a numerose magie.
La prima ha colpito il cantautore sessantenne e l’ha trasformato in un giovane “Trovatore” (http://www.youtube.com/watch?v=ixJy4piKwPI se questo ha sessantanni fate voi!). Sicuramente non mi aspettavo che quella voce incisa nei miei amati dischi di vinile potesse ancora prendere la medesima forma e trasformare i ricordi emotivi in meravigliose esperienze acustiche attuali.
La seconda magia ha colpito Bologna ed il suo teatro e li ha trasportati entrambi in California. I portici non sono certo quelli dello stile missionario-californiano di Lausen, ma la musica è un linguaggio misterioso, forse l’unico linguaggio universale. Se tutti gli abitanti parlano la medesima lingua è anche molto probabile che si trovino nel medesimo paese e dato che lunedì sera la comprensione del linguaggio emozionale era assoluta, non potevamo che essere al Teatro Greco di Los Angeles.
La terza ha colpito il pubblico presente, che si è smaterializzato e diventato esso stesso musica. Quando Jackson ha intonato the Load Out ( http://www.youtube.com/watch?v=7f8Qi20fid0 ) il pubblico ha accompagnato le straordinarie note della canzone in assoluto silenzio e lo ha infranto con un solo fischio che si integrava perfettamente con le note e nel giusto momento temporale dello storico fischio inciso nella canzone originale degli anni settanta.
I quarto miracolo si è materializzato quando il mio amico fraterno sulle note di “Fountain of sorrow”” ha allungato la mano per cercare quella di sua moglie. E questo è davvero inspiegabile anche per uno psichiatra.
In sintesi, vedere settantenni e quindicenni che ballavano e cantavano all’unisono sulle note di “take it easy” mi è sembrato davvero un incantesimo straordinario. E’ come se negli anni settanta Io ed i miei amici quindicenni avessimo assistito alla medesima scena sulle note di “Com’è triste Venezia”.
Non abbiamo assistito a niente del genere noi quindicenni del ’79.Tu Alessandro quindicenne del 2009 sì.
God Bless You Mr. Browne…..two times!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non conoscevo Jackson Browne quando avevo l’età di mio figlio o almeno conoscevo soltanto “Stay”, la sua canzone di maggior successo popolare negli anni della mia adolescenza.<br />
La “sorpresa” delle melodie dell’autore californiano mi è arrivata solo da pochi anni e precisamente in una sera di Novembre del 2001 mentre stavo guidando di ritorno da Bologna dove ero stato per curare un grave malanno. Quella sera per radio passavano “Late for the Sky” e la sera dopo, dato che in quel periodo avevo molto tempo libero, avevo già ascoltato quasi tutta la discografia di Jackson.<br />
La cosa straordinaria è stato l’impatto immediato che questa musica ha avuto su mio figlio Alessandro. Quando io ero adolescente e mio padre ascoltava Charles Aznavour, io mi rifugiavo nei Pink Floyd. Adesso mio figlio si rifiuta giustamente di ascoltare i Tokio Hotel e si rifugia nella musica della West Coast degli anni &#8216;70.<br />
Non esiste altra dimensione negli ultimi trent’anni che abbia subito un arresto temporale ed emozionale simile a quello del periodo d’oro della musica pop. Quella musica è stata un incanto, e come in ogni incantesimo che si rispetti il tempo si è fermato lì, in attesa di qualcosa di migliore che forse non arriverà mai.<br />
In effetti le canzoni di Jackson sono incantesimi nel vero senso del termine: “In-Cànere” è il termine latino che significa “in-cantare”(cantare “dentro”, cantare all’anima) e allo stesso tempo “fare magie” (gli indovini e i fattucchieri si servivano del canto per guadagnarsi l’anima di qualcuno).<br />
Al teatro Manzoni di Bologna Browne ed i suoi straordinari musicisti hanno davvero cantato alla nostra anima e noi, sospesi in una dimensione dove il tempo sembrava non seguire più le leggi della natura, abbiamo assistito a numerose magie.<br />
La prima ha colpito il cantautore sessantenne e l’ha trasformato in un giovane “Trovatore” (http://www.youtube.com/watch?v=ixJy4piKwPI se questo ha sessantanni fate voi!). Sicuramente non mi aspettavo che quella voce incisa nei miei amati dischi di vinile potesse ancora prendere la medesima forma e trasformare i ricordi emotivi in meravigliose esperienze acustiche attuali.<br />
La seconda magia ha colpito Bologna ed il suo teatro e li ha trasportati entrambi in California. I portici non sono certo quelli dello stile missionario-californiano di Lausen, ma la musica è un linguaggio misterioso, forse l’unico linguaggio universale. Se tutti gli abitanti parlano la medesima lingua è anche molto probabile che si trovino nel medesimo paese e dato che lunedì sera la comprensione del linguaggio emozionale era assoluta, non potevamo che essere al Teatro Greco di Los Angeles.<br />
La terza ha colpito il pubblico presente, che si è smaterializzato e diventato esso stesso musica. Quando Jackson ha intonato the Load Out ( <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7f8Qi20fid0" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=7f8Qi20fid0</a> ) il pubblico ha accompagnato le straordinarie note della canzone in assoluto silenzio e lo ha infranto con un solo fischio che si integrava perfettamente con le note e nel giusto momento temporale dello storico fischio inciso nella canzone originale degli anni settanta.<br />
I quarto miracolo si è materializzato quando il mio amico fraterno sulle note di “Fountain of sorrow”” ha allungato la mano per cercare quella di sua moglie. E questo è davvero inspiegabile anche per uno psichiatra.<br />
In sintesi, vedere settantenni e quindicenni che ballavano e cantavano all’unisono sulle note di “take it easy” mi è sembrato davvero un incantesimo straordinario. E’ come se negli anni settanta Io ed i miei amici quindicenni avessimo assistito alla medesima scena sulle note di “Com’è triste Venezia”.<br />
Non abbiamo assistito a niente del genere noi quindicenni del ’79.Tu Alessandro quindicenne del 2009 sì.<br />
God Bless You Mr. Browne…..two times!</p>
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